Questo è il secondo di una serie di tre articoli dedicati alle principali novità della BS5489, pubblicata all’inizio del 2020. Il fatto che la BS5489 confermi ora categoricamente che la fotometria assoluta e quella relativa producono lo stesso risultato è stato considerato un chiarimento significativo.
Perché il chiarimento sulla fotometria era importante?
In un settore tecnico dove specifiche e dati sono fondamentali, definire con precisione il dibattito tra fotometria assoluta e relativa era necessario. Il nuovo documento afferma chiaramente cosa comportano i due diversi tipi di fotometria, confermando che entrambi producono lo stesso risultato.
È fondamentale che il settore sia in grado di comprendere queste sfumature tecniche. I clienti devono ricevere indicazioni molto chiare, affinché eventuali miti o false credenze che circolano non vengano semplicemente accettati come verità acquisita.
Man mano che l’adozione dei LED prosegue, i dati devono essere ancorati ai fatti. È facile cadere nell’errore di ritenere che il metodo assoluto sia necessariamente migliore in quanto «assoluto»: di certo suona più convincente. La realtà, però, è che la tecnologia LED non è così semplice. È quindi positivo che un malinteso diffuso sia stato formalmente chiarito dal settore.
Per noi, come azienda, è stato molto incoraggiante vedere che questo concetto, che INDO sostiene da tempo, sia ora stato formalmente validato.
Cosa dicono i nuovi standard?
La parte introduttiva della sezione sulla fotometria dello standard afferma chiaramente:
…La progettazione dell’illuminazione può essere effettuata utilizzando la fotometria assoluta o relativa… entrambe presentano vantaggi e svantaggi e non esiste un’opzione preferita, poiché ci si aspetta che entrambi i metodi producano lo stesso risultato.

Questo smentisce direttamente la disinformazione che ha circolato nel settore.
Si vedono a volte specifiche che richiedono che la fotometria fornita sia necessariamente assoluta. Tuttavia, poiché esistono due modi per misurare la fotometria (assoluta e relativa), purché entrambi siano stati eseguiti correttamente, il risultato sarà identico: sia nel software di progettazione dell’illuminazione del cliente, sia sul campo, una volta realizzato l’impianto.
Naturalmente, non ci sono problemi nel fatto che i produttori possano fornire la fotometria assoluta: lo facciamo e lo faremo. È tuttavia essenziale comprendere che «il file fotometrico utilizzato per determinare le prestazioni della sorgente luminosa è una rappresentazione accurata dei corpi illuminanti». Ancora una volta, non importa quale metodo venga utilizzato, purché sia accurato. Questo è il punto cruciale.
Per ulteriori informazioni sull’argomento, legga il nostro articolo sulla fotometria assoluta e relativa (è ancora tra le nostre pagine web più visitate!).
In realtà, tutto ciò che riguarda la fotometria LED è comunque più complesso.
Prima dei LED, con la fotometria delle lampade, si disponeva di un pacchetto di lumen per una determinata lampada, calcolato come media su un gran numero di lampade testate.
Ad esempio, quando si affermava che una Cosmopolis aveva 16.500 lumen, era perché erano state effettuate più misurazioni su quel tipo di lampada e i dati erano stati aggregati per definire un singolo pacchetto di lumen. Dopodiché si poteva procedere con la fotometria: si utilizzavano i dati della lampada, li si inseriva nella fotometria e poi il rapporto di resa luminosa (LOR) indicava qual era il pacchetto di lumen effettivo per quel corpo illuminante.
Oggi i produttori esaminano una serie di schede LED, le testano e misurano il pacchetto di lumen. Inevitabilmente viene selezionato il risultato migliore, quello con il pacchetto di lumen più elevato, ed è questo il dato che viene presentato. In realtà, se si utilizza la fotometria assoluta, si dovrebbero testare almeno 10 moduli per ogni variante e calcolare la media di quel pacchetto di lumen.
La maggior parte delle persone era a proprio agio con le lampade tradizionali perché era molto facile capire come funzionavano. Indipendentemente da chi si acquistasse la lampada SON da 250 W, era sempre la stessa e si sapeva esattamente cosa aspettarsi. Oggi, invece, le variabili sono moltissime. Anche se tutti usassero gli stessi chip LED, ci sarebbero molti altri fattori in gioco e i clienti finiscono per ottenere risultati diversi.

È comprensibile che le persone si sentano più a loro agio con la fotometria assoluta, ritenendola più precisa e vicina al metodo tradizionale di valutazione delle sorgenti luminose.
Quindi, sebbene la tecnologia LED abbia cambiato tutto, la maggior parte delle persone cerca ancora di tracciare equivalenze con le vecchie lampade. Si usa l’esperienza delle tecnologie precedenti per comprendere le nuove, e purtroppo questo non produce risultati accurati. I clienti hanno bisogno che gli esperti LED e i produttori li consiglino e li aiutino a orientarsi nella complessità dei nuovi prodotti, con apertura, onestà e chiarezza sui dati.
Si tratta di un processo di apprendimento, ed è proprio per questo che questi standard sono così importanti: ci aiutano a capire come svolgere al meglio il nostro lavoro e ad applicare l’approccio corretto alle tecnologie attuali.
Per qualsiasi domanda su questo (o qualsiasi altro) aspetto delle nuove revisioni della BS5489, ci contatti via e-mail o telefonicamente al numero 02380 982022.